PERCHE’ CHI SOFFRE ALLA TIROIDE PERDE I CAPELLI?

PERCHE’ CHI SOFFRE ALLA TIROIDE PERDE I CAPELLI?

Questa è la domanda che mi ha fatto un’amica qualche giorno fa. D’impulso ho pensato al metabolismo, ma volevo essere più precisa. Quindi, ho ripreso il mio libro di Biochimica, il Nelson-Cox, 7a edizione, ed ho iniziato le mie ricerche sul metabolismo tiroideo.

TSH. Tiroide. T3 e T4. Schema sintetico dell’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide. Feedback negativo. o retroinibizione.

Iniziamo: in seguito alle informazioni sensoriali dell’ambiente, che vengono integrati al livello dell’ipotalamo, viene prodotta una risposta ormonale e nervosa appropriata e l’AMPK, ossia l’azione della proteina chinasi AMP attivata, che fa parte del metabolismo integrato. Questo stimola diversi organi, ma noi, in questo caso, ci interessiamo alla risposta tiroidea, quindi, l’ipotalamo produce l’ormone del rilascio della tireotropina (TRH), che agisce al livello dell’ipofisi producendo l’ormone tireostimolante (TSH) o tireotropina che, al livello della tiroide, determina il rilascio di T4 (tiroxina) e di T3 (triiodotironina) che agisce sulla crescita e sul metabolismo dei miociti.

Viene liberato anche il TSH che ha un’azione regolatrice sui due ormoni tiroidei T3 e T4.

La tireotropina svolge un’azione regolatrice attraverso un feedback negativo al livello dell’ipotalamo, ossia quando il TSH aumenta oltre un certo limite si lega a dei recettori specifici presenti nell’ipotalamo che bloccano il rilascio di TRH.

Un aumento anomalo dei valori di TSH avviene nel caso di adenoma ipofisario TSH secernente, ipotiroidismo primitivo (congenito o acquisito) e in caso di somministrazione di farmaci come: la metocloprammide, l’aloperidolo, l’amiodarone e i mezzi di contrasto iodati.

Invece, un’anomala diminuzione dei valori di TSH avviene in caso di ipopituitarismo con ipotiroidismo terziario, ipertiroidismo primitivo e in presenza di farmaci come: glucocorticoidi, dopamina, bromocriptina, L-Dopa e apomorfina.

In condizioni normali la tiroide produce in concentrazione maggiore la T4 rispetto alla T3, che, però, è più attiva. Gli ormoni tiroidei svolgono un’azione catabolica, quindi, aumentano il processo di ossidazione delle cellule, controllando gli enzimi deputati al metabolismo energetico. La quantità di iodio, dato che entrambi gli ormoni sono iodati, è un elemento importante per regolare il funzionamento della tiroide: carenze di iodio nell’adulto può determinare gravi problemi, ancora più gravi in fase neonatale o infantile; ma anche un eccesso, quindi, lo stato dei capelli può costituire uno dei primi indizi che ci può far pensare ad una sofferenza tiroidea.

L’ipotiroidismo è caratterizzato da alti livelli di TSH (ovviamente) e bassi di fT3 (T3 free, libero) e fT4 (T4 libero); l’ipertiroidismo l’esatto contrario.

Il bulbo pilifero è particolarmente sensibile all’azione degli ormoni tiroidei, inoltre, questi due ormoni regolano la secrezione di melanina, influenzando il ciclo di vita delle cellule capillari. In modo particolare, la tiroxina stimola la divisione cellulare e prolunga la fase della crescita. Di buono c’è che, curando la tiroide, i capelli ricrescono, hanno una vita più lunga e diventano più forti.

Cosa capita ai capelli?

Nel caso dell’ipertiroidismo, si ha un aumento della produzione di ormoni, che rendono i capelli più secchi e fragili, predispondendoli alla caduta.

Nel caso dell’ipotiroidismo, si ha il malfunzionamento della ghiandola tiroidea, che non riesce a produrre la quantità necessaria per il corretto metabolismo dei bulbi piliferi, i quali vanno nella fase di riposo.

In entrambi i casi il metabolismo difettoso porta ad un basso apporto di proteine e vitamine ai bulbi capillari che, quindi, presentano una crescita difficoltosa, con un fusto fragile, secco e di facile caduta.

I sintomi, sia nell’ipertiroidismo che nell’ipotiroidismo, oltre alla caduta dei capelli, sono diversi e, principalmente, legati al metabolismo: eccessivo nel primo caso, ridotto nel secondo.

Quindi, cosa fare?

Innanzitutto, prenotare una visita dall’Endocrinologo e fare gli esami specifici del sangue ed ecografia; però, possiamo agire anche attraverso l’alimentazione, grazie alla Medicina Funzionale, soprattutto nel caso dell’ipotiroidismo.

È probabile che ci sia una distonia del ritmo circadiano che blocca il metabolismo, questo è facilmente rilevabile con l’esame della BIA e della PPG, e, grazie all’aiuto del Nutrizionista mettere in atto diverse strategie per riattivarlo.

Aiutarsi con la Cronobiologia: quindi, riequilibrare i giusti metabolismi con una colazione abbondante, chiaro segnale per sollecitare la tiroide a riprendere il suo ritmo e la sua giusta funzione, pranzo leggero e cena leggerissima, solo verdure o, ancora meglio, praticare il digiuno intermittente, fino a raggiungimento del giusto ritmo circadiano.

L’ideale sarebbe una buona collaborazione tra l’Endocrinologo e il Nutrizionista, di modo da agire su due fronti, quello convenzionale e correggendo l’alimentazione e gli stili di vita, iniziando, quindi, una impostazione di tipo integrato.